copertina stesura

Al sonno è integralmente dedicato il volume, e nel nome del sonno tornano temi immagini e soluzioni cari all’autore; dall’ossessione per l’acqua e per i morti, nonché per l’inquietante coro delle cose (che “esprimono come una promessa, un giuramento: non arretreranno di un passo e neppure avanzeranno”), alla scrittura iperconsapevole e iperletteraria, tutta inside jokes e citazioni molto ‘meta’, fino a ripescaggi di materiale noto come il pregevolissimo pezzo sulle balene, già apparso e apprezzato in altre sedi. […] Chiaramente la sua è un’ironia sardonica e radicale, per quanto agile e scattante, rigorosamente non consolatoria, che nulla spartisce con l’umorismo pop dei poeti-cabarettisti che affollano gli slam. Ha infatti radici più filosofiche, rientra in una più generale vocazione del nostro a sbugiardare la trama stessa delle cose, a trollare l’esistente, che dà risultati spesso irresistibili quando va unita, come in Micaletto è norma, a un estro linguistico incontenibile che rivolta ogni sintagma come un calzino. (Roberto Batisti)

[Manuel Micaletto (1990, Sanremo) è una vera forza. Eccelle nelle discipline: mario kart, pokémon, advance wars. Ritiene che la FIAT MULTIPLA sia l’unica astronave mai prodotta (ed immessa negli umani commerci, peraltro). Cofondatore del blog/progetto plan de clivage (poesia, prosa non-narrativa, asemic writing), fa parte dell’ensemble di eexxiitt. Nel 2012, Il piombo a specchio. Nello stesso anno: Lorenzo Montano per la prosa. E: ha partecipato a RicercaBo. Inoltre: Generazione Y, MAXXI, Roma, 201 4. Sue cose sono comparse su il verri, Nuovi Argomenti, nell’antologia di scritture sperimentali EX. IT 2013 e in rete su Gammm, Nazione Indiana, letteregrosse, Blanc de ta nuque, Satisfiction.]

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da Stesura

la parte concava della parola, quella è il sonno. dove si raduna l’acqua, lì è il sonno. fuori dalla linea delle finestre, il sonno. all’opposto della pronuncia, dove non ci sono accenti ma solo un nuotare di rane. quanto della parola resta fuori della parola: trova riparo nel sonno, sotto quella calotta. il sonno può presentarsi. ma di norma si fa annunciare. il sonno è una proprietà degli occhi. un uso corretto degli occhi consiste proprio nel sonno (non ne esistono altri).

il sonno si può avvistare. compare, a un certo punto, sul modesto orizzonte del foglio, tra una parola e l’altra; oppure lungo il profilo del libro, tra le pagine cagliate; o come una patina che dalla copertina cola, con dignità, sulla coperta; o ancora lungo la costa, che prepara l’att(r)acco. il sonno non è mai a prima vista, ma a vista zero. è a tentativi, a tentoni. puoi tentare il sonno, tendergli un’esca. ma poi ti accorgi che è impossibile, è il sonno la trappola, ed è troppo tardi. ti accorgi anche che il sonno comincia molto prima di te, comincia dentro le cose. o forse fuori, le circonda. comunque si occupa anzitutto delle cose, le sistema: non ciascuna al proprio posto, ma altrove. libera il campo. vedi le cose, finché non le vedi più: per gradi, e di buon grado, rinunciano ai loro contorni, si consegnano al buio, si impastano, fanno un amalgama, un groviglio: la ma(ta)ssa del sonno che oscilla a un palmo dal tuo naso: ipnotica come un pendolo ma con un sospetto di incudine, pronta a piombare. il sonno curva lo spazio, realizza una conca. con l’occhio a fessura, a mezz’asta, puoi infatti intuire un’agitazione di plancton, negli angoli. se provi a seguirli con lo sguardo, loro giocano d’anticipo, e seguono lo sguardo e si sistemano sempre lungo il bordo. esistono a intermittenza, a nascondino. sono la frenesia prima della quiete.

ISBN 978-88-98165-06-3

12 euro

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