LORENZO MARI, ORNITORINCO IN CINQUE PASSI

copertina ornitorinco in cinque passi B

Per cominciare: Ornitorinco in cinque passi non è un trattato di zoologia. È piuttosto un libro su quello che è rimasto dell’impero, che siano arnie, tunnel o archi a tutti sesto; oppure: è la guerra dei topi e delle api, ultimi superstiti tra le macerie. Così, nelle poesie che lo compongono, Lorenzo Mari cerca di sbrogliare la matassa (o quello che della matassa è rimasto) andando a cercare il senso dell’ornitorinco – che in fondo a tutti par bene d’averlo letto o sentito – che per stavolta non è la Bestia de Il Conte di Kevenhüller, e non è nemmeno lo snark. Allora, messe da parte l’ipocondria e le guerre perse, sì che se ne esce –/ lo dice di una crisi che non è affatto distinzione,/ parola che accende, resta sempre uguale –/ c’è sempre una via di uscita. Forse.

[Lorenzo Mari vive e lavora a Bologna. Ha pubblicato alcuni libri di poesia, tra cui Minuta di silenzio (L’Arcolaio, 2009) e Nel debito di affiliazione (L’Arcolaio, 2013). Insieme a Luigi Bosco, Davide Castiglione e Michele Ortore ha fondato il sito di critica letteraria IRLP. Traduce dallo spagnolo e dall’inglese.]

da Ornitorinco in cinque passi

Ornitorinco III

Se il fiume si è che non passa
né sfocia a mare o si disperde
l’ornitorinco entra in acqua

per lasciare, nel perimetro di pietra
levigata, altrettanto netta
la propria forma:

il piede palmato si vede nei due sensi
della partenza o del ritorno – infine
non si legge, ma qualcosa sintetizza

tra papera e coniglio –
non è cadavere, non l’aspetta,
non è nuova orma.

ISBN 978-88-98165-09-4

10 euro

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ROSSANO ONANO, IL SANDALO DI NEFERTARI

copertina il sandalo di nefertari

Il Museo Egizio di Torino conserva un sandalo di Nefertari, rinvenuto dall’avventuroso Ernesto Schiaparelli nella tomba ipogea della regina. Nessuna notizia del sandalo mancante.
Senza l’oggetto mancante, che produce lo spaiamento, non sarebbe possibile scrivere di ciò che resta. Così Rossano Onano allestisce un catalogo paradossale, in cui Lev Tolstoj interroga la Matrioska con cui giocava da bambino, oppure Giulio II interroga l’immagine introiettata di Papa Borgia, oppure Vlad Dracul detto l’Impalatore si commisera davanti allo specchio. Ma le strategie di sopravvivenza, mutato il registro, sono fatte anche di amori telefonici, di incontri negli ipermercati, di pollici sollevati, significando/ che è tutto OK quello che ho fatto che non ho fatto/ nella misura di prendere oppure di dare.

[Rossano Onano (Cavriago, 1944), medico specialista psichiatra, vive a Reggio Emilia. Oltre ai testi di saggistica (Il pesce di Ishikawa, 1988; L’ultimo respiro di Cesare, 2006) ha raccolto la produzione poetica in tre volumi antologici: Viaggio a Terranova con neri cani d’acqua (1992); Preghiera a Manitou di Cane Pazzo (2001); Scaramazzo (2012). L’ultima produzione di saggistica comprende Diafonie poetiche a contrasto (2010) in coppia con Veniero Scarselli, e Alleluia in sala d’armi (2014) in coppia con Domenico Defelice. In poesia: Ammuina (2009) e Mascara (2011). È redattore e mantiene un’attiva presenza su riviste di costume e letterarie.]

da Il sandalo di Nefertari

struggicuore

Il maschio occupa ogni notte la stessa tana,
prepara cucinati precotti, sprofonda
nella fossa delle marianne, nel triangolo
delle bermude della memoria disfatta.

Quanto era bella, opaca contro il sole,
la femmina della specie odorosa d’albume,
come saporito il tuorlo sanguinoso
deposto nelle tende, quando appariva.

ISBN 978-88-98165-08-7

12 euro

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MANUEL MICALETTO, STESURA

copertina stesura

Al sonno è integralmente dedicato il volume, e nel nome del sonno tornano temi immagini e soluzioni cari all’autore; dall’ossessione per l’acqua e per i morti, nonché per l’inquietante coro delle cose (che “esprimono come una promessa, un giuramento: non arretreranno di un passo e neppure avanzeranno”), alla scrittura iperconsapevole e iperletteraria, tutta inside jokes e citazioni molto ‘meta’, fino a ripescaggi di materiale noto come il pregevolissimo pezzo sulle balene, già apparso e apprezzato in altre sedi. […] Chiaramente la sua è un’ironia sardonica e radicale, per quanto agile e scattante, rigorosamente non consolatoria, che nulla spartisce con l’umorismo pop dei poeti-cabarettisti che affollano gli slam. Ha infatti radici più filosofiche, rientra in una più generale vocazione del nostro a sbugiardare la trama stessa delle cose, a trollare l’esistente, che dà risultati spesso irresistibili quando va unita, come in Micaletto è norma, a un estro linguistico incontenibile che rivolta ogni sintagma come un calzino. (Roberto Batisti)

[Manuel Micaletto (1990, Sanremo) è una vera forza. Eccelle nelle discipline: mario kart, pokémon, advance wars. Ritiene che la FIAT MULTIPLA sia l’unica astronave mai prodotta (ed immessa negli umani commerci, peraltro). Cofondatore del blog/progetto plan de clivage (poesia, prosa non-narrativa, asemic writing), fa parte dell’ensemble di eexxiitt. Nel 2012, Il piombo a specchio. Nello stesso anno: Lorenzo Montano per la prosa. E: ha partecipato a RicercaBo. Inoltre: Generazione Y, MAXXI, Roma, 201 4. Sue cose sono comparse su il verri, Nuovi Argomenti, nell’antologia di scritture sperimentali EX. IT 2013 e in rete su Gammm, Nazione Indiana, letteregrosse, Blanc de ta nuque, Satisfiction.]

da Stesura

la parte concava della parola, quella è il sonno. dove si raduna l’acqua, lì è il sonno. fuori dalla linea delle finestre, il sonno. all’opposto della pronuncia, dove non ci sono accenti ma solo un nuotare di rane. quanto della parola resta fuori della parola: trova riparo nel sonno, sotto quella calotta. il sonno può presentarsi. ma di norma si fa annunciare. il sonno è una proprietà degli occhi. un uso corretto degli occhi consiste proprio nel sonno (non ne esistono altri).

il sonno si può avvistare. compare, a un certo punto, sul modesto orizzonte del foglio, tra una parola e l’altra; oppure lungo il profilo del libro, tra le pagine cagliate; o come una patina che dalla copertina cola, con dignità, sulla coperta; o ancora lungo la costa, che prepara l’att(r)acco. il sonno non è mai a prima vista, ma a vista zero. è a tentativi, a tentoni. puoi tentare il sonno, tendergli un’esca. ma poi ti accorgi che è impossibile, è il sonno la trappola, ed è troppo tardi. ti accorgi anche che il sonno comincia molto prima di te, comincia dentro le cose. o forse fuori, le circonda. comunque si occupa anzitutto delle cose, le sistema: non ciascuna al proprio posto, ma altrove. libera il campo. vedi le cose, finché non le vedi più: per gradi, e di buon grado, rinunciano ai loro contorni, si consegnano al buio, si impastano, fanno un amalgama, un groviglio: la ma(ta)ssa del sonno che oscilla a un palmo dal tuo naso: ipnotica come un pendolo ma con un sospetto di incudine, pronta a piombare. il sonno curva lo spazio, realizza una conca. con l’occhio a fessura, a mezz’asta, puoi infatti intuire un’agitazione di plancton, negli angoli. se provi a seguirli con lo sguardo, loro giocano d’anticipo, e seguono lo sguardo e si sistemano sempre lungo il bordo. esistono a intermittenza, a nascondino. sono la frenesia prima della quiete.

ISBN 978-88-98165-06-3

12 euro

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KLAUS MISER, NON E’ UN PAESE PER POETI

Klaus Miser_Non copertina non è un paese per poeti

Non è un paese per poeti è un libro scritto da un altrove pensando a un altrove. Dentro, o fuori, c’è la sparizione delle coordinate e delle categorie, geografiche e di genere, ma ci sono anche ‘santo derek jarman/ protettore dei muri rossi/ degli addomi trafitti/ della carta da parati‘ e il facchino biondo ‘che sogna solo una gonna di polvere una pressa una vodka‘. È un libro sulla perdita dei confini, e un invito al lettore a riappropriarsene, producendo nuove cartografie, nuove tavole anatomiche con cui orientarsi. Poi è un libro sulla arresa, e sul desiderio, e sul mondo che non è altro che natura eversiva, che resiste alla cultura e la supera: ‘la resurrezione affidata solo agli alberi che non esistono più’.

[Klaus Miser da 15 anni persegue un processo di lontananza dall’ambiente poetico mainstream, con dispersione e non riproducibilità dei testi, spesso presentati con pseudonimi diversi. Le sue poesie si aggirano in circuiti inconsueti, dai bar agli spazi occupati, dalle strade statali ai queer party, dai festival femministi a quelli di teatro, dall’Historischer Kataster di Berlino alle radio indipendenti, dal Cocoricò di Riccione alle stazioni di servizio in Svizzera. Sopravvissuti alla decennale irreperibilità delle sue opere, e tutti con pseudonimi diversi: “Luogo Comune“ (con Dafne Boggeri in “Italian Landscapes”, Luca Sossella Editore), la collaborazione a “Jungle In“ (di Cristina Rizzo, con Alessandro Sciarroni), e il cortometraggio “eppure nessuno parlava” (con Silvia Calderoni). Solo nell’ultimo triennio sono apparsi stralci e recensioni su riviste di settore e le pubblicazioni Kill Your Poet (plaquette a tiratura limitata, Galleria Fragile Continuo di Bologna) e pescarababylon (Collana Isola, illustrazioni di MP5).]

da Non è un paese per poeti

P delle mie miserie pantone
la molle bianchezza della nebbia
ci vivevamo tutti e nessuno lo sapeva
la cronaca rosa della solitudine degli argini
perenne neve e nere chiome di boschi
ci circondavano nell’estate odorosa e scintillante
alla radiolina passavano struggimenti blue bluegrass
e odore miele di resina e cicale e legno
interruppero le canzonette con la bomba atomica viola
tutto intorno rilucevano prati di verde radioattivo
e fiori magenta luccicanti
il cieco sgomento dei fogliami
chi può ricordare la pioggia color midwest le tue dita pallide
foschia dal crinale azzurro al crepuscolo l’orizzonte umido
la tua vestaglia giallo cromo sui fili del bucato

p delle mie miserie pantone
centrali grigio elettriche luce del tardo pomeriggio che getta
ombre di fumo profondo ovunque la vuotezza l’aurora boreale
le mie miserie pantone
luce giallocruda dalla mia finestra non siamo riusciti
a intrometterci nell’eternità i giovedì mischiati all’eternit
al purgatorio della sera agli sgonfi irisbluviola
tutte le macchine finite in ruggine, alberi ovunque

ISBN 978-88-98165-06-3

12 euro

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DANIELE BELLOMI, DOVE MENTE IL FIUME

copertina dove mente il fiume

Nelle poesie di Dove mente il fiume il linguaggio si spiega nel suo farsi, in un montaggio analogico che orchestra grandezze siderali e micromondi, ‘cose tenute in formalina‘ e ‘occhi sugli schermi‘, camere delle meraviglie e sale operatorie. È un libro che presenta una visione votata al cambiamento, che induce ad attraversarla riconsiderandone ogni volta le premesse, con tutte le parole che stanno disposte sul tavolo, ogni volta dal principio. Quando la direzione da seguire non è un finale utile a consolare una volta per tutte, il senso va ricostruito e forse conservato e forse frainteso fotogramma per fotogramma. Oppure: ‘quando un fiume mente la luce appare quasi disboscata, frana, percorre il proprio moto, quasi come niente fosse, quasi come niente stesse per mentire‘.

[Daniele Bellomi è nato a Monza il 31 dicembre 1988. Si è laureato in Lettere Moderne nel 2014 presso l’Università degli Studi di Milano e risiede nei recessi del blog/progetto plan de clivage. Suoi testi, online, su «GAMMM», «Nazione Indiana» e altri; in rivista, su «il verri» (n°50, 2012) e «Trivio» (n°1, 2013). Vincitore del Premio Opera Prima 2013, pubblica lo stesso anno il suo primo libro ripartizione della volta, coedito da Anterem Edizioni e Cierre Grafica. Lavora a Milano e abita dove tutto è stato preso.]

da Dove mente il fiume

medulla

chiedersi circa le maree, gli orbitali,
il proiettile ritratto in varie angolazioni,
il flusso di scavo aperto sul cambio di visione,
circa le occhiaie, la scalata dal fondo
nero, la sagoma erosa nell’insenatura, la resina
estesa per via circolare, la sezione di corteccia
aperta lungo i bordi, tornata al punto
di contatto agli occhi adesso oppure dopo,
se accade. il resto fa a gara con altro,
è zona: presa e campionata, resa contorno:
un’omissione lucida e precaria, un punto
cruciale che risente, muove dalla voce,
diserta la fibra transitoria; circa l’alga,
la curvatura del peso, l’arto:mancante.
punta il dito, proclama l’ordine del fuoco:
la cellula continua il proprio intreccio, il fatto
linguale, l’indice rimasto illeso in mormorio
etereo, inerte. la radura scelta per riunirsi
rimane ancora senza protezione.

ISBN 978-88-98165-05-6

12 euro

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ROBERTA DURANTE, BALENA

copertina balena B

nella Balena ci sono i tranelli, i rastrelli sparsi sul fondale, i cerotti, i fenicotteri, i falsipiani, i pieni polmoni, le buone intenzioni, le tentazioni, i tentativi, i tentennamenti, i senti?, i menti, le mollichette sparse sul fondale, le lodolette, i tappeti rullanti, i dischi volanti, i rischi calcolati, le scatole di skinner, gli istogrammi, gli specchi ustori, le teorie degli umori, le carte carbone, le lime per le sbarre, le celle sparse sul fondale, le finestrelle, le finisterrae, i testacoda, le lune storte, alcune dritte, i cartocci strepitosi, le grazie ricevute, le mute smesse, i sonagli, le spire, le lische da spolpare, le spine nel fianco nel bianco della balena che passa in mente salta all’occhio, ci credi e speri e vedi piccolo Pinocchio.

[Roberta Durante è nata a Treviso nel 1989. Ha scritto Girini (Edizioni d’If, 2012), e Club dei visionari (Di Felice Edizioni, 2014). La maggior parte dei suoi lavori è anche fruibili online]

da Balena

*

brilla se parla o canta
strilla se sa che manca muta bisbiglia
arranca la sua vocale ferma risale
aleggia nel suo silenzio il suono spento
aggiunge pochi rumori ai suoi fuochi
brucia rauca balena in parola oscena

*

la forma mi creava qualche noia
il mio cervello attento alla distanza
(fra quello che pensavo e che dicevo)
veniva messo allerta con costanza
eppure se ne usciva da perdente
assente assai di voce e pieno in mente

ISBN 978-88-98165-04-9

10 euro

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ALBERTO CELLOTTO, TRAVISO

copertina Traviso

Traviso è un tentativo di scrittura breve e intervallata dal protagonismo del numero che sta tutto nell’alveo di un’ossesione precisa, cioè quella per il volto dell’uomo, per quel pensiero che raduna le diverse combriccole dei volti, quando si percepisce che ogni viso è legato a ogni altro. Allo stesso tempo il travisare diventa un nascondimento necessario, forse per provare a uscire dal loop dell’ossessione.

[Alberto Cellotto è nato a Treviso nel 1978. Ha scritto i libri di poesia Vicine Scadenze (Editrice Zona, 2004), Grave (Editrice Zona, 2008) e Pertiche (La Vita Felice, 2012). Ha tradotto dall’inglese opere di Gore Vidal, Stewart O’Nan e Frank Norris. Cura il blog Librobreve. Altro su albertocellotto.it]

da Traviso

29

Il viso riscopre il mondo quando
sente di avvicinare i vetri,
davanti le persiane: viene a vedere
questa periferia di zolfo.
Ci fermiamo per prendere
un boccone di aria pesta annusata
abbaiando.

71

Tra viso e viso passa un prato
arido diviso con l’aratro.
I solchi sono la strada,
vedere l’orecchio rovesciare
il taglio, il senso, le terre
rare che attendono allagate
da un lato.

ISBN 978-88-98165-03-2

10 euro

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MARCO SCARPA, TRAVERSI

copertina traversi

Nella prima metà del 2013 ha preso vita una rassegna di poesia italiana contemporanea, dal titolo TraVersi, ambientata a Treviso, nella cornice, da poco restaurata, di Ca’ dei Ricchi. Durante sette serate sono stati presentati diciotto poeti, alcuni con all’attivo solo una pubblicazione, altri con un percorso poetico di parecchi anni ma tutti meritevoli di attenzione. […] L’intento di questo libro è però non rappresentare assolutamente uno strumento per soli appassionati ma sogna di attrarre semplici curiosi per seminare buoni spunti per i lettori di domani. Per fare questo si è scelto di riportare per ogni autore la presentazione che ho curato per ognuno di loro e, a seguire, alcuni inediti. […] Le presentazioni sono rimaste praticamente uguali a quelle ascoltate durante le serate, cercando di mantenere quell’indole dialogica e una scrittura attenta ma non complicata per poter interessare anche chi non mastica abitualmente tali tematiche o letture. (dalla prefazione)

Scritti su:

Cristina Alziati | Antonella Bukovaz | Alessandra Carnaroli | Alberto Cellotto | Roberto Cescon | Mario De Santis | Roberta Durante | Giovanna Frene | Stefano Guglielmin | Laura Liberale | Franca Mancinelli | Fabio Orecchini | Luca Rizzatello | Flavio Santi | Mary Barbara Tolusso | Ida Travi | Giovanni Tuzet | Gian Mario Villalta

ISBN 978-88-98165-02-5

12 euro

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GIUSI MONTALI, FOTOMETRIA

copertina fotometria

Fotometria è uno studio sulla luce compiuto nell’arco di due anni e presenta un andamento a spirale, ovvero un cerchio che invece di chiudersi in sé prosegue la sua traiettoria all’infinito e passa progressivamente a un livello superiore. Così, la tensione aumenta da una sezione all’altra e i testi nel loro succedersi disegnano il tracciato dell’energia che percorre il corpo del soggetto e lo correla agli eventi esterni. La raccolta nel suo articolarsi misura, come la tecnica astronomica della fotometria, il flusso e l’intensità della radiazione elettromagnetica di un oggetto e l’energia totale emessa. Nelle prime tre sezioni è indagato il valore positivo, ma anche latamente distruttore, della luce e il flusso o movimento di essa è dinamico e si esplica in lampi, esplosioni e diagonali che attraversano lo spazio esterno. Le ultime tre sezioni invece sono connotate dal buio e da una luce sempre più soffusa o del tutto assente e il movimento è bloccato, impedito e il soggetto è costretto alla stasi. L’inquietudine che ne deriva è alleviata solo dal potere ri-creativo dall’immaginazione e il movimento diviene interno e interiore, oppure quando si verifica nel mondo esteriore è rischioso e violento. In particolare nell’ultima sezione, Luce nera, il soggetto è immobile, malato, e il viaggio che si percorre è del tutto interiore. La realtà lascia posto a una dimensione immaginata e il confine tra sonno e veglia è labile, indefinibile. Il soggetto tenta di autocurarsi e si interroga costantemente su una possibilità di guarigione. La crisi individuale coinvolge l’intera realtà e assume dimensioni sociali. L’esperienza autobiografica, caotica, irrazionale, priva di un suo ordine imprenscindibile è stata trasposta in un racconto poetico che obbedisce a una geometria interna pur mantenendo una forma varia e dinamica. Nei rapporti tra i testi, nel loro obbedire a una disposizione strutturale e nel loro distribuirsi in sezioni si manifesta una volontà ordinatrice che è però consapevole che del mondo fenomenico non si può dare un’interpretazione fissa, immutabile e onnicomprensiva ma solo un’interpretazione.

[Giusi Montali è nata a Carpi nel 1986. Nel 2011 si laurea in Italianistica presso l’Università di Bologna. Nello stesso anno intraprende una serie di reading in gallerie d’arte e locali di Bologna. Nel 2012 tiene lezioni sulla poetessa Amelia Rosselli presso il Laboratorio di Poesia di Modena e presso la Libreria delle Donne di Bologna. Nello stesso anno organizza presso il Dipartimento di Italianistica di Bologna una rassegna sulla poesia contemporanea, presentando alcuni giovani autori (tra cui Alessandra Cava, Davide Nota, Greta Rosso). Partecipa leggendo alcuni suoi testi poetici all’azione n° 18 di Letteratura Necessaria (26 maggio 2012) organizzata da Enzo Campi. Suoi articoli sono pubblicati sul blog letterario Blanc de ta nuque, sulla rivista Poetiche, su Steve, su Plurabelle e su Autografo. Alcune sue poesie sono pubblicate sul blog letterario Poetarum silva, nell’antologia 100 Thousand Poets for Change e su Steve n° 43. Nel 2013 organizza assieme a Elena Carletti e Veronica Tinnirello una lettura plurilingue (inglese, francese e italiano) dei Primi Scritti di Amelia Rosselli per la sezione Babel di Letteratura necessaria (azione n° 31 del 20 aprile). Entra a far parte della giuria del Premio letterario ‘Anna Osti’ di Costa di Rovigo. Nello stesso anno pubblica il libro fotometria (Edizioni Prufrock spa) e realizza sonorizzazioni di sue poesie (Trilogia della terrazza e Luce nera)].

da Fotometria

X.

stendono il braccio alla notte fosforica
immaginano stanze piene d’acqua
dove galleggiare o immergersi
ma murano le loro bocche: conversare
è un’azione anarco-insurrezionalista
dove sei mio cuore disperato?
sui muri si legge che il faut assassiner
la molecola, il corpuscolo e l’elettrone
costruire viali dell’aria, combattere
l’antimateria: le motivazioni inconsce
esistono è evidente
il vettore A si distingue dal vettore B
per un’ inclinazione del piano
ma in questa discesa la marcia
è omogenea e costante: di là, non c’è
che la notte, ovunque notte enorme

ISBN 978-88-98165-01-8

12 euro

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ANDREA LORENZONI, PARLO DENTRO

copertina parlo dentro

Parlo dentro di Andrea Lorenzoni è un’opera prima che sembra un’opera seconda. Questo scarto, perlopiù trascurato, superficialmente è riconducibile a motivazioni di carattere formale, a quella che è la composizione di ogni singolo testo, e quindi del libro nel suo complesso. Ma l’essere un’opera estremamente pensata si riflette a un livello più profondo nelle giustapposizioni verbali e tematiche, nel saper ricomporre elementi si direbbe del quotidiano contemporaneo con una sensualità lirica, allontanando così il rischio di asettiche derive post-avanguardiste o post-post-avanguardiste. Bilanciate così, la componente comunicativa della narrazione e quella stilistica determinata dalla costruzione di un oggetto testuale mantengono l’opera ancorata alla pagina, e alla giusta distanza dal lettore, il quale sarà libero di decidere come e quanto immergersi nella densità del libro.

[Andrea Lorenzoni è nato nel 1985 e vive a Bologna. Lavora come insegnante di sostegno nella Scuola Primaria, collabora alle pagine culturali di Caffè News e fa parte del gruppo di poesia Lo Spazio Esposto. È il cantante e bassista del gruppo musicale Divanofobia. Parlo dentro è il suo primo libro]

da Parlo dentro

il bus percorre sin tanto la rocca
nei piedi la scuola coi buchi
il tempo rampicante, ora Foscolo
incornicia la coscienza del nuovo
lascerei un segno, sogno, educato
la frequenza del lavoro i colleghi
le menti a lunga percorrenza, quarantacinque
minuti di contratto responsabile
sarà il responso di una vita, non vorrei
sia un sassolino imprigionato in testa

ISBN 978-88-98165-00-1

12 euro

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