ROSSANO ONANO, IL SANDALO DI NEFERTARI

Il sandalo di Nefertari

Prufrock spa è orgoglioso di presentare IL SANDALO DI NEFERTARI, di Rossano Onano.

La copertina è di Roberta Durante.

Il Museo Egizio di Torino conserva un sandalo di Nefertari, rinvenuto dall’avventuroso Ernesto Schiaparelli nella tomba ipogea della regina. Nessuna notizia del sandalo mancante.
Senza l’oggetto mancante, che produce lo spaiamento, non sarebbe possibile scrivere di ciò che resta. Così Rossano Onano allestisce un catalogo paradossale, in cui Lev Tolstoj interroga la Matrioska con cui giocava da bambino, oppure Giulio II interroga l’immagine introiettata di Papa Borgia, oppure Vlad Dracul detto l’Impalatore si commisera davanti allo specchio. Ma le strategie di sopravvivenza, mutato il registro, sono fatte anche di amori telefonici, di incontri negli ipermercati, di pollici sollevati, significando/ che è tutto OK quello che ho fatto che non ho fatto/ nella misura di prendere oppure di dare.

[Rossano Onano (Cavriago, 1944), medico specialista psichiatra, vive a Reggio Emilia. Oltre ai testi di saggistica (Il pesce di Ishikawa, 1988; L’ultimo respiro di Cesare, 2006) ha raccolto la produzione poetica in tre volumi antologici: Viaggio a Terranova con neri cani d’acqua (1992); Preghiera a Manitou di Cane Pazzo (2001); Scaramazzo (2012). L’ultima produzione di saggistica comprende Diafonie poetiche a contrasto (2010) in coppia con Veniero Scarselli, e Alleluia in sala d’armi (2014) in coppia con Domenico Defelice. In poesia: Ammuina (2009) e Mascara (2011). È redattore e mantiene un’attiva presenza su riviste di costume e letterarie.]

| da Il sandalo di Nefertari

piazza grande

Né più né meno, spiega e manifesta le ferite
sul costato, beanti oppure coperte di cheloidi
brune: fa freddo, il colonnello calza l’elmo
piumato, i guanti neri, comanda sulla piazza
l’adunanza: l’altro che geme polline dal magro
corpo ferito accosta gli uomini, bacia ciascuno
sulla bocca tante volte quante sono le piaghe, né più
né meno, maniacale nella precisione compulsa
della donazione: pausa: si volge ed è subito paurosamente
lontano: pausa: però il freddo assalta le giunture,
favorisce gli spasmi dolorosi: i soldati sono
stupefatti, quasi vergognosi nella confusa percezione
d’amore: il colonnello saluta severo, rompe
le righe, pensa che queste adunate sono necessarie
allo spirito di corpo, che sono: pausa: nella trasferta
terrestre con l’andare del tempo inutilmente dispendiose.

ascolta bene

Mia timidezza, quasi un peccato
di malaffare, subìto o fatto, sottile
di lama fra cuore e costato, coatto
quanto basta perché l’anima dica cosa ci posso
fare, avarizia, alibi terrestre
che conta trenta denari (e l’ala
riflessa sul campo di grano è l’ombra velocissima
dell’albatros, dell’aeroplano?): ascolta
bene, datti un poco da fare, mia timidezza
d’amore o trincea, pavone diurno, indotta
o caratteriale (l’ombra d’albatros ha odore di fosco
mare): resisti, ancella purpurea o disfatta
rosa, rocca di parte guelfa o ghibellina
scoscesa, ultima difesa, medicina.

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